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Cop25 fallisce i target. Onu, occasione persa

Nicolò Sartori (Senior Fellow e Responsabile de Programma “Energia, clima e risorse” dell’Istituto Affari Internazionali) traccia un bilancio a RadioRadicale sulla Conferenza Onu.

La Cop 25 si chiude con due giorni extra ed evita il disastro. Ma non il fallimento, secondo gli ambientalisti. Quella che doveva essere la Conferenza Onu sui cambiamenti climatici all’insegna dell’ambizione non ha messo a segno gli obiettivi, nonostante il severo monito della scienza e le proteste della società civile in tutto il mondo. Non c’è accordo e la soluzione di alcuni nodi è rinviata al 2020. Nelle oltre due settimane di negoziati a Madrid, in quella che è stata la Conferenza delle parti (Cop) più lunga di sempre (cominciata il 2 dicembre), una vittoria c’è, seppure a metà, ed è quella dei Paesi vulnerabili, vittime degli eventi meteo estremi e di cui alcuni rischiano di sparire, come le piccole isole del Pacifico. Hanno costretto i Paesi più ricchi a indicare entro l’anno prossimo di quanto aumenteranno (quindi non è più un’opzione) gli impegni entro il 2030 per tagliare i gas serra, all’origine del riscaldamento globale e dei disastri ambientali. Era un punto non così formulato nell’Accordo di Parigi del 2015. Ora, è scritto chiaro e quindi alla Cop26 di novembre 2020 a Glasgow nessun Paese potrà più sottrarsi dall’indicare di quanto aumenterà il contributo nazionale (Ndc) sul clima. (da ANSA).

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