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Parla la figlia di Bob. Intervista a Kerry Kennedy

Intervista esclusiva a Kerry Kennedy (Robert F. Kennedy Human Rights), attivista e scrittrice americana, figlia di Bob Kennedy.

Il presidente Obama ha dichiarato alla vigilia delle elezioni presidenziali “Il destino del mondo traballa, è nelle mani degli elettori americani”. Siamo davvero a questo punto?
“Ovviamente ha ragione. Il futuro degli Stati Uniti è nelle mani degli elettori, i quali hanno una grande responsabilità anche nei confronti del resto del mondo. Tuttavia ogni persona a questo mondo ha la responsabilità nei confronti del proprio governo, della propria comunità e della società in generale, di utilizzare i mezzi di cui Dio ci ha dotato per creare un mondo più giusto e più equo”.

Perché Hillary Clinton non sfonda nell’elettorato democratico americano. Qual è la sua idea sul candidato?
“Due settimane fa è stato stimato che il partito repubblicano abbia utilizzato più di cento milioni di dollari nel tentativo di scovare azioni da lei commesse illegalmente in questi 35 anni, provocando danni alla sua reputazione. Considerando che sono 35 anni che lei si trova sotto gli occhi dell’opinione pubblica, ritengo normale che abbia cercato di proteggere la sua vita privata. Ovviamente non è perfetta, ha dei difetti, ma credo che sia molto meglio di Donald Trump. Penso che Hillary Clinton sia una donna formidabile ed una candidata eccezionale, probabilmente più preparata ad essere Presidente di chiunque altro nella storia del nostro Paese. Detto questo, è necessario considerare il fatto che sia in politica da 35 anni”.

Guardando nei suoi ricordi, cosa non dimenticherà mai di un’elezione presidenziale americana?
“Ciò che mi colpisce di più delle campagne elettorali è l’avere l’onore ed il privilegio di andare porta a porta e di suonare il campanello. Quel dialogare dei cittadini con la persona per cui andranno a votare, del motivo che li spinge a farlo e della loro visione del nostro Paese. E’ il solo momento in cui è consentito andare a casa di sconosciuti e discutere delle loro preoccupazioni, dell’economia, della guerra, della pace, del futuro, dei bambini. E’ un vero onore partecipare ad una campagna elettorale”.

Se dovesse spiegare ad un bambino cosa sia il presidente degli Stati Uniti cosa direbbe?
“Direi ad un bambino che è il leader di tutti noi, qualcuno a cui dovremmo far rifermento, un modello di persona integra. Penso che il Presidente Obama sia davvero riuscito ad incarnare tale figura: un meraviglioso marito, un padre irreprensibile, qualcuno che è realmente dedito al conseguimento del bene comune e che prende decisioni in modo serio e propositivo. Credo che sia una delle cose migliori che sia accaduta al nostro Paese”.

Chi era suo padre?
“Sapete, quando penso a questa corsa presidenziale, penso anche a mio padre, che quasi 50 anni fa, nel 1968, in occasione della morte di Martin Luther King tenne un discorso di fronte ad un pubblico formato quasi esclusivamente da afro-americani, in una zona piuttosto povera di Indianapolis dicendo qualcosa che trova oggi una profonda risonanza: quello di cui abbiamo bisogno negli Stati Uniti non è la violenza, non è l’odio o la rabbia, ma un sentimento di compassione nei confronti di coloro che soffrono, a prescindere dal fatto che essi siano neri o bianchi. E sapete, per rispondere a ciò a cui stiamo assistendo oggi sia negli Stati Uniti che nel mondo, abbiamo bisogno di mostrare compassione e di trovare un modo per collaborare uno con l’altro. Penso sia perfettamente in linea con ciò che Papa Francesco ha detto qualche giorno fa: è necessario avere compassione nei confronti dei nostri nemici; aiutare i migranti e tutti coloro che non sono come noi. È un messaggio che dovrebbe passare anche nella nostra campagna”.

La fondazione che presiede ha consegnato un premio al medico di Lampedusa Pietro Bartolo. Perché?
“E’ una persona incredibile, un eroe. Tutti noi siamo consapevoli dei problemi del fenomeno migratorio, vorremmo aiutare ma non sappiamo cosa fare, lo riteniamo un problema troppo grande per noi. Ciò che amo del Dottor Bartolo è che lui è un uomo con poche risorse, enorme determinazione, che semplicemente si recato sul posto ed ha iniziato ad aiutare le persone che arrivavano a riva, riportandole letteralmente in vita. È un grande esempio per tutti di noi del modo in cui dovremmo comportarci nella nostra vita. Ognuno di noi può fare la differenza, senza dover aspettare che il governo, le corporazioni, o l’esercito risolvano i nostri problemi. Possiamo farlo noi stessi, con amore e compassione”.

L’intervista è stata integralmente trasmessa da RadioRadicale il 7/11 alle 19.30, nel corso di Spazio transnazionale.

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