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La Regina Elisabetta II apre il meeting dei leader del Commonwealth

“Signore e Signori, mi sento immensamente orgogliosa di ciò che il Commonwealth ha realizzato e tutto ciò soltanto nell’arco della mia vita. Per più dei sessanta anni in cui sono stata a Capo del Commonwealth, ho assistito ad una sempre maggiore affermazione della libertà dell’uomo, alla nascita di nazioni indipendenti, al progresso di milioni di persone liberatesi dal giogo della povertà, e all’esplosione del talento di una moltitudine di persone”. Parole della Regina Elisabetta II che ha aperto così ufficialmente oggi, nell’Isola di Malta, il meeting dei leader del Commonwealth, un gruppo di 53 nazioni, la maggior parte dei quali erano parte dell’Impero Britannico, riuniti insieme dal 1949 per promuovere la democrazia, i diritti umani, il libero scambio e lo stato di diritto.

Sarà ricordato come il momento più solenne dei tre giorni di visita di Stato a Malta. Accanto a lei il suo consorte, il Duca Filippo di Edimburgo. “Lui e Io siamo venuti a vivere qui per la prima volta nel 1949, lo stesso anno in cui il Commonwealth è stato fondato”, ha detto con passione e orgoglio. Durante il regno della Regina Vittoria, l’Impero governava su un quarto delle terre emerse e dei popoli del pianeta e fu allora che Lord Rosebury, poi diventato Primo Ministro, durante una visita in Australia lo descrisse come un “Commonwealth of Nations”.

Elisabetta durante il suo regno, che proprio lo scorso 9 settembre ha superato per numero di giorni quello di Vittoria, ha dovuto firmare i decreti di indipendenza di 38 colonie e assistere e governare alla graduale dissoluzione di un impero, poi trasformatosi in quella che è oggi, un’organizzazione intergovernativa di stati. Oggi il Commonwealth abbraccia il mondo, comprende sia le economie avanzate che quelle in via di sviluppo, vanta una popolazione complessiva di 2,2 miliardi e un PIL combinato di 6,9 miliardi di sterline.

I leader dei paesi aderenti si incontrano ogni due anni e il summit di quest’anno, che durerà sino a domenica, sarà centrato sui temi del cambiamento climatico con la presenza del presidente francese Hollande, che ospiterà il vertice Onu sul clima Cop21. La Regina è accompagnata dall’erede al trono, il Principe di Galles Carlo d’Inghilterra, che ieri ha definito “una tempesta perfetta”, l’ipotesi di un fallimento della Conferenza sul clima di Parigi, “determinante per la sopravvivenza della nostra specie e di tutte quelle che condividono con noi l’esistenza del pianeta”. Sua madre, nel suo breve discorso d’apertura del 23° Commonwealth Heads of Government Meeting, non avrebbe potuto far meglio per candidarlo a prossimo capo dell’organizzazione, scelta futura e per nulla scontata: “Non avrei potuto chiedere di meglio che essere sostenuta e rappresentata dal Principe del Galles, che continua a distinguersi cosi tanto per il generoso contributo per la causa del Commonwealth”.

La visita dei reali del Regno Unito a Malta, avevano sottolineato in una nota i servizi reali britannici “celebrerà il durevole affetto della famiglia reale per Malta, i suoi abitanti, la sua storia e il suo futuro”. Nel cuore del sovrano più longevo della storia della Corona britannica, Malta ha un posto di rilievo. Tra il 1949 e il 1951, Elisabetta raggiungeva lì spesso suo marito Filippo che in quel periodo era di stanza nel Paese, in servizio nella Royal Navy, al comando della HMS Magpie. Per John Dean, il maggiordomo del Duca di Edimburgo, “furono gli anni più felici della loro vita coniugale”. La futura regina nell’isola aveva la possibilità di guidare la sua auto scoperta senza scorta, di andare a giocare a polo o recarsi al cinema senza problemi, mano nella mano con il suo principe e nel 2007, la coppia reale, scelse Malta per festeggiare i 60 anni di matrimonio. Un giorno confessò: “A parte la Gran Bretagna, Malta è l’unico posto del Commonwealth in cui posso dire di sentirmi a casa” .

Questa sarà comunque una visita storica. A 89 anni, l’ultima presenza della regina ad un, visto che Buckingham Palace già da tempo aveva fatto sapere che la Sovrana “non avrebbe più intrapreso viaggi di lunga percorrenza” e che i prossimi vertici saranno dall’altra parte del mondo. Elisabetta II sarà lieta di incontrare leader del Commonwealth come il nuovo premier canadese Justin Trudeau o il neozelandese John Key, un po’ meno i presidenti di Sri Lanka, Uganda e Camerun, accusati chi di non aver saputo evitare l’uso di terribili torture da parte della polizia o di aver firmato leggi repressive contro l’omosessualità.

Obama e la Merkel hanno speso parole gentili per l’organizzazione e per Trudeau “il Commonwealth ha ancora un posto nel mondo”, ma bisognerà che ritrovi quel “soft power” che portò Elisabetta a sospendere il Sud Africa ai tempi bui dell’apartheid e lo Zimbabwe di Mugabe per brogli elettorali. Senza di lei, per il Commonwealth delle Nazioni, che ha sede a Londra in uno splendido palazzo di mattoni rossi, costruito a Westminster per la Duchessa di Marlborough, favorita e confidente della Regina Anna, non sarà affatto facile.

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