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Il discorso di Obama a Selma sul razzismo

Gli Usa hanno ricordato il 7 marzo i 50 anni dalla marcia di Selma, in Alabama, che cambiò la storia dei neri d’America. Vi proponiamo un passaggio del discorso del Presidente Barack Obama per l’anniversario di quello che viene ricordato come il “Bloody Saunday”, quando la polizia che caricò la folla che protestava per il diritto di voto agli afroamericani. Il ricordo cade in un momento in cui tanti episodi legati al razzismo, all’uso eccessivo della forza e ai metodi discriminatori della polizia dividono diverse comunità negli Usa.

È un raro onore, nella vita, poter seguire l’esempio dei nostri eroi. E John Lewis è uno dei miei eroi. Tuttavia, immagino che quando il giovane John Lewis si svegliò quella mattina di cinquant’anni fa e si avviò verso la Brown Chapel, di certo non pensava all’eroismo. C’erano ragazzi con zaini e sacchi a pelo accorsi da ogni dove. Un dottore spiegava gli effetti dei gas lacrimogeni, mentre i manifestanti scrivevano su un foglietto come contattare i parenti in caso di necessità.
L’aria era carica di tensioni, dubbi e timori. I partecipanti cercavano conforto nell’ultimo verso dell’ultimo inno intonato assieme: «Qualunque sarà la prova, Dio ti proteggerà;/ Poggia il capo, se sei stanco, sul Suo petto, Dio ti proteggerà».
Ci sono luoghi in cui è stato sancito il destino della nostra nazione. Selma è uno di questi.

Un pomeriggio di cinquant’anni fa, gran parte della storia travagliata di questa nazione – la vergogna della schiavitù e lo strazio della guerra civile; il giogo della segregazione e la tirannide delle leggi razziali; la morte di quattro bambine a Birmingham e il sogno di un predicatore battista – si è raccolta in questo luogo. Perché Selma ci dimostra che l’America non è il progetto di questo o di quello. Perché la parola più potente della nostra democrazia è «noi».
We The People. We Shall Overcome. Yes We Can.
Questo spirito appartiene a tutti.

Cinquant’anni dopo quel Bloody Sunday, la nostra marcia non è ancora finita: ma il traguardo è vicino. Duecentotrentanove anni dopo la nascita della nostra nazione, la nostra unione non è ancora stata perfezionata. Ma il traguardo è vicino. Il nostro compito è reso più facile, perché qualcuno ci ha aiutato a superare il primo miglio. Quando pensiamo che la strada sia troppo difficile, ricordiamo questi primi viaggiatori per trarre forza dal loro esempio.

Onoriamo coloro che hanno camminato, e che ci hanno permesso di correre. Oggi tocca a noi correre, affinchè i nostri figli possano spiccare il volo. E non ci stancheremo, perché crediamo nella grandezza di Dio e crediamo nella sacra promessa di questo Paese.

Che Dio benedica quei combattenti per la giustizia che ci hanno lasciato e gli Stati Uniti d’America.

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